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Cani: alcuni aspetti di ipersensibilità all’ambiente

Allevo cani da più tempo di quanto sia allevatore ENCI e nei 25 anni che ho trascorso occupandomi di cani ho avuto più esperienze di quante ne avrei volute con cani stressati, maltrattati, insicuri, quindi, senza voler insegnare nulla a chicchessia vorrei parlare delle mie esperienze e di come, a volte solo temporaneamente, ho provato a dare a questi incredibili animali una tranquillità.

I casi meno impossibili riguardano i cani vissuti in famiglia, cani amati anche in modo viscerale, viziati e coccolati, cani che si presuppone vivano nel massimo comfort possibile eppure a questi, dovendo saltuariamente o anche per una sola occasione particolare essere lasciati in un ambiente diverso dalla propria casa e con persone che non hanno mai visto o quasi, si infligge uno stress di grande entità perché viene a mancare loro una sicurezza ambientale e un cambio di abitudini che sono per loro punti fermi della loro vita: parlo riferendomi a chi deve lasciare il proprio cane in una pensione o anche a casa di un parente che non frequenta abitualmente il cane interessato.

La non ripetitività della routine quotidiana, il recarsi a sporcare in luoghi mai frequentati, il vedere persone con cui non ci sono rapporti procura nel cane un disequilibrio ed una insicurezza che non tutti riescono a comprendere, in questi casi il cane può diventare diffidente, non assumere cibo, non sporcare pur facendo passeggiate o in luoghi all’aperto ben adatti allo scopo. Chi avrà questi soggetti in affidamento può operare in modi diversi per tentare di conquistarsi la fiducia del cane e potrà anche riuscirci blandendolo, offrendo bocconcini, vezzeggiandolo, ma non sempre, ed io credo raramente, il risultato potrà essere definitivamente positivo.

La frase, abusata come esempio ma pur attuale “non prendere caramelle dagli sconosciuti” che è stato un leitmotiv da ripetere ai bambini, si può adattare anche ad un cane che potrebbe anche accettare bocconcini, ma non dare comunque la propria fiducia a chi glieli porge, quindi occorre offrire una serenità ed una possibilità di scelta al cane in un contesto che gli offra la possibilità di fare il primo passo.

Ambiente Pensione per cani

La mia esperienza mi ha portato a questi ragionamenti ed è per questo che a cani portati in pensione che per diffidenza e insicurezza ringhiano alla presenza di un estraneo, io per esempio, e che non amano essere avvicinati offro l’opportunità di fare il primo passo mostrandomi presente ma con un atteggiamento indifferente, in genere prendo un sgabello ed un libro quindi entro nel box dove sono stati collocati, i miei box sono lunghi circa 8 metri e larghi circa 2, mi siedo vicino al cancello di ingresso lasciando al cane molto spazio e leggo tenendo sempre un occhio al cane per evitare un moto di reazione negativa (ho pur sempre un libro in mano  da offrire al posto di un mio arto e lo sgabello in seconda battuta-non mi sono mai serviti!). Qualche volta debbo ripetere l’operazione due o tre volte in un giorno, ma quasi sempre durante la prima “seduta”, il cane si mostra incuriosito e, dopo un periodo relativamente breve, si avvicina a distanza di sicurezza, alza il muso e annusa l’aria attorno a me fino a che non lo vedo rassegnato alla mia presenza ed è a questo punto che inizio la seconda fase: fingo di portarmi alla bocca del cibo, accertandomi che mi stia osservando, quindi lascio cadere a terra “distrattamente” un bocconcino (di solito del fegato di vitello cotto al forno  ridotto poi a bocconcini o banalmente un pezzetto di wurstel di pollo).  Non spero che al primo contatto con questa offerta il cane ceda alla tentazione, ma se dopo due o tre tentativi non reagisce mi dedico apparentemente al libro poi esco dal box lasciando il cibo per terra. Ancora un tentativo o due poi il cane si avvicinerà, prenderà il cibo e si avvicinerà anche alla mia mano, che lascio rilassata lungo al mio corpo, che annuserà con minor diffidenza e spesso leccherà le dita che odorano del cibo che ha gradito…la scintilla è scoccata e l’insicurezza totale lascerà il posto ad una fiducia misurata che si amplierà giorno dopo giorno.

Durante il periodo della permanenza in una pensione non sempre il cane ospite sporca nel box ed è per questo che dovrebbe essere portato in un luogo che possa ricordargli le passeggiate anche se non sempre si ottiene lo scopo desiderato infatti in alcuni cani rimane una ancestrale abitudine a sporcare solo in luoghi sicuri ove non ci sia possibilità di lasciare proprie tracce e qui apro una parentesi:

Il lasciare le tracce di se è un elemento positivo o negativo in base all’ambiente frequentato ed al momento della vita del cane stesso quindi sarà:

Negativo quando non conosce l’ambiente e non si sente in piena sicurezza, il lasciare tracce può portare un predatore sulla sua pista (ho accennato ai timori ancestrali e ad ancestrali memorie) quindi non ci si deve meravigliare se un cucciolo appena giunto nella nuova casa non sporca durante le prime passeggiate e appena ritorna nell’habitat, in cui risiede la famiglia che lo ha accolto dove riceve attenzioni e sicurezza, sporca! Molti ritengono che il cucciolo faccia “dispetti”, ma è solo quel ricordo ancestrale che lo induce a questo comportamento.

Positivo quando la sua natura lo avvisa che lasciar tracce sarà utile a far conosce ai frequentatori dei luoghi in cui si trova che è disponibile ad un incontro per perpetuare la propria specie o per determinare un territorio di propria competenza (vedi la “marcatura” del territorio da parte di un maschio con ripetute emissioni di urina o atteggiamenti simili da parte di una femmina in prossimità del periodo di fertilità che lascia tracce olfattive di se ripetutamente, contrariamente a quanto avviene normalmente, per attirare l’attenzione dei maschi).

In sostanza quanto esplicitato sommariamente in riferimento all’elemento negativo riporta al comportamento del cane posto in un ambiente che non conosce e quindi, senza sentire la sicurezza di chi ne ha la responsabilità, potrebbe trattenersi. Sarà quindi necessario accompagnare il cane nel luogo atto allo scopo e indurlo a giocare e a correre godendo della sicurezza che queste attenzioni gli procurano ed è a questo punto che si sentirà libero di sporcare.

Ambiente Allevamento

All’interno di un allevamento il cucciolo nasce e resta dipendente in modo assoluto della propria mamma fino all’età di circa 45 giorni, ma l’ambiente dovrebbe essere portatore di esperienze che offrono una buona predisposizione alla familiarità con l’uomo, questa familiarità si dovrebbe rendere indispensabile considerando che è in tale contesto che si svolgerà la sua vita futura. Non può essere una consuetudine per tutti gli allevatori, ma nel mio caso preferisco far nascere i cuccioli (solo per gli zwergschnauzer e gli schnauzer medi – i riesenschnauzer occupano uno spazio eccessivo per essere tenuti in appartamento anche se solo per i primi 45 giorni) in casa a stretto contatto della famiglia. La presenza dell’uomo con i suoi rumori, le parole dirette o nell’ambiente, il televisore acceso con mille rumori ed anche con fragori simili a scoppi uditi in un ambiente sereno assuefà i cuccioli a quanto potranno udire una volta usciti dall’ambiente protetto dalle mura della casa che li accoglie. Quanto appena descritto non toglie nulla a chi non gradisce o non può offrire le stesse possibilità, il rapporto uomo-cucciolo può essere costruito ugualmente e la cura dei cuccioli da parte di ogni allevatore consente la consegna di questi esserini nel modo migliore alla famiglia che li accoglierà.

In un allevamento a volte vengono accolti soggetti adulti che potrebbero essere altrimenti abbandonati, questi possono essere vittime di soprusi oppure possono “solamente” subire l’abbandono con manifestazioni di stress e relativi comportamenti devianti quindi ci si può trovare ad affrontare situazioni di notevole impegno, vediamone alcune:

  • Il cane può subire l’abbandono legandosi alle nuove persone che lo hanno accolto, si mostra interessato e disponibile e se ritrova un ambiente aperto e disponibile si può inserire favorendo il compimento del primo step.
  • Il cane, abituato alla routine da cui viene allontanato risulta diffidente, forse non assume cibo ed ha comunque un atteggiamento di sospetto ecco che occorrerà quindi interagire con lui con una certa frequenza, infondergli sicurezza cercando di acquisire la sua fiducia. Spesso questo comportamento ottiene dei primi risultati fino ad una lenta normalizzazione, ma altre volte, quando sembra si sia stabilita una certa familiarità il cane sembra mettere alla prova il suo nuovo referente ed è il momento di cercare di non indispettirsi per i presunti piccoli dispetti, ma occorrerà instaurare un comportamento educativo, ma non repressivo e non dare occasione al cane di dedicarsi ai tentativi di mettere in imbarazzo chi lo accudisce con attività di interesse alternate alla normale vita quotidiana. È un impegno da svolgere su di un terreno più difficoltoso, ma con pazienza si può raggiungere il primo step anche in questo caso.

Fra le multiformi situazioni, che non si possono esaminare capillarmente, ci si può trovare a confrontarsi con un soggetto particolarmente stressato, vittima di ansie e con una vivace irrequietezza, accetta la presenza umana, si adatta a nuove situazioni ma palesa le sue difficoltà con una eccessiva motilità, atteggiamenti nevrili e spesso, pur avendo spazi sufficienti, vive in prossimità dell’ingresso del suo box limitando la sua attività in quei pochi metri quadrati. Mangia con voracità ma non mette peso, che fare dunque?

Per testimonianza diretta questo mi è accaduto proprio di recente quando mi è stata portata una coppia di Riesenschnauzer in evidenti difficoltà, erano provenienti da due allevamenti diversi e la mia accoglienza era motivata dal timore di soluzioni diverse e/o definitive, la femmina troppo giovane per la sua situazione era gravida e probabilmente grazie alla sua situazione era mansueta e disponibile all’approccio con un nuovo inserimento nel contesto diverso, era evidente che cercava un contatto dopo la sua breve vita di falsa libertà senza una presenza costante dell’uomo mentre il maschio mostrava i segni di disagio sopra descritti. Dopo le uscite dall’allevamento per le visite veterinarie di prassi, la femmina è stata sistemata nella nursery affinché si abituasse al nuovo ambiente che consisteva in una zona notte con cuccia, in attesa di sostituirla con la cassa/parto, in una parte coperta di circa 10 mq. ed un parchetto di mq. 6 x 4,5. Questa sistemazione le ha dato un evidente appagamento grazie anche ad una frequente presenza umana ed un contatto con due femmine di schnauzer medio pur attraverso una rete di recinzione. Il maschio invece aveva trovato collocazione in un box leggermente più ampio ma senza uno spazio esterno avendo a disposizione uno sguinzagliatoio di mq. 6 x 9 che frequentava due volte al giorno, questo spazio confinava con lo spazio esterno dedicato alla femmina.

Il cane maschio, portatore di una situazione di evidente stress, ha frequentato due o tre volte la settimana il centro della cittadina vicino all’allevamento, ma, pur mostrando famigliarità verso di me, manteneva la sua carica nervosa e non accennava ad aumentare di peso ed evidenziando la sua diffidenza verso il nuovo ambiente, non mostrava però animosità a contatto con estranei sia proposti a lui all’interno dell’allevamento che in città, una cosa era certa: necessitava di una regolarità di vita e una presenza umana personalizzata. Ero certo che la giusta collocazione avrebbe risolto tutti i suoi problemi.

La considerazione fatta sul maschio appena citato può non calzare per tutti i cani che cambiano famiglia o ambiente, a volte il primo step sopra citato può non essere una definitiva conquista di chi si prende cura di un cane abbandonato (un cane è abbandonato anche se chi lo lascia in mani altrui cerca di dargli una buona collocazione), può succedere anzi che chi lo accoglie con l’intenzione di trovargli una nuova casa vede una situazione normalizzata ed affidi il cane ad una famiglia con serenità, ma questo non è un mantra, infatti la appena raggiunta serenità può venir messa alla prova con il nuovo cambiamento ed il reiterarsi dell’abbandono può sgretolare la fiducia verso l’uomo e qui un monito: l’acquisto di un cane o la sua adozione non deve essere presa con leggerezza e anche chi li accoglie temporaneamente dovrebbe cercare un nuovo proprietario inserendo quest’ultimo nel contesto in cui il cane viene accolto, pur sapendo che è quasi impossibile da realizzare a meno che non si viva nei pressi di un agglomerato urbano dove sia facile far frequentare la propria location ai futuri proprietari. Utopia?

La mia testimonianza va oltre la logica ed il buon senso, qualcuno conosce i miei sentimenti verso i cani e ho subito due abusi a questo riguardo ricevendo richieste di acquistare, la prima volta una femmina e la seconda due, al prezzo pieno di un cucciolo per ognuna di queste perché in alternativa avrebbero dovuto sopprimerle, cosa che sapevano non avrei mai voluto, ho acquistato queste tre femmine e la prima di queste era stata sottoposta ad una operazione per un prolasso dell’utero di cui nessuno me ne aveva fatto menzione e, dopo due tentativi di accoppiamento con risultati di, ovviamente (col senno di poi!), scarsissima prolificità l’ho donata a chi ne ha tratto erronee considerazioni mentre le altre due, prese per soddisfare una richiesta di denaro per sostenere fantomatiche spese per curare la madre, erano una malata di deperimento organico di cui non siamo riusciti a capirne la natura e l’altra affetta da Leishmaniosi e deceduta dopo poco.

Con questa amarezza scrivo queste considerazioni sull’ipersensibilità all’ambiente di cui non avrò più possibilità di dare testimonianza perché da ora in poi i miei cancelli rimarranno chiusi verso chiunque cerchi di liberarsi del proprio cane…ne sarò capace? Al momento penso proprio di sì!