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Allevare un sogno avverato

Lo Schnauzer Club Italiano ha recentemente ottenuto l’introduzione di una prova di selezione per l’omologazione del titolo di campione italiano per i Riesenschnauzer.
Avere un allevamento di cani era sempre stato un mio sogno anzi avere animali per casa e poter fare una cucciolata era il “mio vero sogno”. II pensiero di un vero allevamento con tanto di affisso e una specifica razza da me amata sarebbe potuto comparire all’interno di fantasie o chimere estrapolate dalla testa di Tommaso Moro. Poi il sogno ha preso consistenza, poco per volta, un piccolo tassello ogni tanto e infine il mosaico si è formato e ha preso la forma attuale; ho il mio allevamento, i miei cani — gli Schnauzer giganti e nani — non ho ancora la struttura che farebbe di me un “allevatore tipo”, ma la strada percorsa ormai delinea il tipo di meta da raggiungere. Questa piccola introduzione voleva evidenziare che è possibile diventare allevatore, ma che è anche indispensabile trovare i menzionati tasselli e che alcuni questi riguardano i rapporti fra l’ onirica visione della qualità del proprio lavoro, dei propri cani, e la realtà dei risultati e degli sforzi all’ interno della propria razza. Riti che spesso possono essere vanificati dalla inesperienza e dall’ isolamento non solo geografico. In conclusione essere affiancati nella propria attività consente di procedere con stimoli e confronti di eccezionale valenza e un sodalizio che tutela i propri membri e che fa fronte unico comuni esigenze diventa indispensabile: il Club di razza, ecco chi deve svolgere questa funzione.

Dalla parte della razza

Cid-N del Nuovo Gervasio

Lo Schnauzer Club Italiano — SCI — ha svolto e sta svolgendo, a mio parere, un encomiabile lavoro. Anche se supportato da persone che svolgono altre attività, in molti casi impegnative, che apparentemente non lascerebbero tempo e spazi ulteriori, l’attività del Club procede verso mete di alto livello qualitativo; questa non deve essere una apologia del mio Club, ma vuole essere un riconoscimento del lavoro svolto e di quello in programmazione da parte di un Club con piccoli numeri, ma che lavora con fattori esponenziali.
II fiore all’occhiello di questi ultimi tempi è la conquista della selezione per ottenere il titolo di Campione Italiano. Forse non molti sanno che il campionato italiano non è un titolo di cui si fregia un solo soggetto per razza all’interno delle varie categorie ogni anno, ma è un target che si raggiunge ottenendo vittorie in esposizioni su territorio nazionale di differente valenza: il titolo di Campione Italiano di Bellezza per lo SCI doveva comprendere la vittoria con eccellente in due Esposizioni Internazionali, due Nazionali per tutte le taglie, oltre a una in un Raduno o in una Speciale di razza e infine il CAL 2, prova di attitudine al lavoro, per i Riesenschnauzer mentre per i medi e gli Swergschnauzer le vittorie in Raduno o Speciale debbono essere due senza alcuna prova di attitudine al lavoro.
Qual’era il cane che diventava, di conseguenza, Campione Italiano?
Era un cane doverosamente bello, in quanto il risultato di Eccellente se lo era meritato e, per il Riesenschnauzer appunto, che doveva avere un atteggiamento sicuro nei confronti dell’uomo e atto al lavoro in quanto nel CAL 2 si testa la capacità di affrontare un figurante che gli si contrappone minaccioso e la sicurezza all’interno di un gruppo di persone.
Perché allora darsi la pena di creare nuove difficoltà agli allevatori o ai privati che già debbono sostenere spese non indifferenti per portare i propri cani in esposizione? Preparare un cane per la Selezione comporta ulteriori spese e tanto tempo da passare sui campi di lavoro, occorre quindi individuare cosa non era quel Campione Italiano per dover sottostare a questa ulteriore “gabella”. Osservando la scheda dello SCI sullo standard di razza si legge che ci sono difetti gravi e da squalifica e questi difetti vengono elencati come vengono anche evidenziate le caratteristiche essenziali della razza: questa è una buona teoria, evidente che pur facendo attenzione a tutti i particolari ed eventualmente, premiando con eccellente 1° un buon cane, il giudice non ha né il tempo né gli elementi per verificare in dettaglio tutte le qualità e i difetti di un soggetto sottoposto alla sua valutazione.
Una ulteriore carenza del giudizio dato sul ring, e non certo per incompetenza del giudicante, è quel: fon poter stabilire se il cane è portatore o no di malattie genetiche nella sua linea di sangue siano presenti tali problematiche di conseguenza un Campione Italiano di Bellezza avrebbe potuto portare in eredità alla sua progenie difetti e malattie genetiche.

NUOVE REGOLE PER LA SELEZIONE

Pur non pensando, intuisco io, di poter improvvisamente estirpare la “malapianta” in un colpo solo, il Club ha valutato che una ulteriore conferma della qualità dei cani aspiranti al titolo doveva essere necessaria. La Selezione consente ai Giudici di “smontare pezzo per pezzo” l’esaminando sottoponendolo a misurazioni e a controlli quali, per esempio, il colore degli occhi con tavole comparative o la veridicità del colore del pelo con un esame chimico. Questa accurata verifica premia l’allevatore che, nel tempo, ha tentato di valorizzare sempre di più la qualità delle proprie linee di sangue e che si è allineato allo scopo del Club, cioè di migliorare e diffondere la razza. Tornando alla Selezione bisogna osservare che a conferma del CAL 2, come detto necessario ai Riesenschnauzer, e la prova delle qualità comportamentali del cane sotto esame vengono sottoposti a verifica l’equilibrio e il carattere ponendolo di fronte ai test specifici: anche in questo caso la genetica, l’imprinting e la socializzazione danno conferma del lavoro svolto prima e dopo la nascita del cucciolo e durante l’inserimento sociale del giovane, premiando ancora una volta la tenacia dell’allevatore nel perseguire i suoi scopi.
La terza valutazione non viene eseguita durante la Selezione, ma presso la centrale di lettura per la displasia dove vengono recapitate le lastre eseguite da veterinari autorizzati. La lettura delle lastre radiografiche consente di stabilire non solo il grado di displasia dell’anca del cane in oggetto, ma consente anche di sapere il grado di displasia dei genitori, dei fratelli e dei collaterali sia da parte del padre sia da parte della madre ottenendo così un’ampia veduta sulla possibilità di trasmissione di tale patologia.

UNA SCELTA DALLA PARTE DELLA RAZZA

Si sono sentite versioni contraddittorie sull’opportunità di inserire la Selezione obbligatoria per il conseguimento del titolo di Campione Italiano, ma il punto di vista assolutamente personale del sottoscritto non lascia spazio a dubbi: la Selezione è uno strumento necessario se non indispensabile per elevare la qualità di una razza. Probabilmente tutto ciò che viene fatto non è caratterizzato dalla prerogativa della perfezione, ma senza dubbio cominciare a farlo è l’unico modo per individuare l’obiettivo finale.
Nella filosofia di un buon allevatore deve trovare spazio il miglioramento della razza, deve evidenziarsi lo sforzo di escludere dalle proprie linee di sangue quanti più difetti genetici possibili, deve trovare, all’atto di un risanguamento, cani sani e “privi” di geni recessivi negativi e, non ultimo per importanza, deve offrire agli altri allevatori soggetti altrettanto “portatori buoni” — nel presentare queste mie riflessioni userò una terminologia poco corretta, ma essendo un allevatore ruspante, fatto in casa cioè, tendo a chiarire i miei concetti con le immagini semplici che mi si presentano davanti quando ascolto e assimilo le esperienze e la conoscenza di esperti qualificati.
Se questo lento, ma costante, impegno a rendere sempre più qualitativo il proprio lavoro non viene portato avanti, se si predilige “sfornare” cuccioli senza preoccuparsi della qualità, se non si diffonde il risultato del proprio impegno, allora tutti i nostri sforzi saranno resi, in qualche modo, vani: il nostro sarà un amore geloso o non sarà amore.